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08.11.05

Il nostro amico

Spesso mia moglia ed io andiamo a cavallo, non siamo dei fissati e la tecnica equestre acquisita è quella maremmana. Ci divertiamo e frequentiamo nei week end nuovi amici con cui condividiamo giornate all'aria aperta dimenticando lo stress lavorativo acquisito nei giorni lavorativi precedenti.

Dopo una giornata a cavallo, ricoverare l'animale stanco nel suo box dopo averlo pulito e strigliato. Il mio box è acconto a quello di mia moglie, abbiamo entrambi due bei esemplari. Io ho un sauro con un pò di anni, lei un pulendro nervoso ma controllabile facilmente. Una sera dopo la consueta cavalcata, iniziammo a preparare i due cavalli ognuno nel rispettivo box. Mentre si accudiscono, in genere, si rivolgono all'animale parole tranquillizzanti affinche l'animale si rilassi. Mentre facevo ciò, mi cadde l'ascolto di quello che diceva mia moglie. La sentivo dalla voce eccitata...così mi affacciai per vedere cosa stava accadendo. La trovai senza pantaloni e mutandine, intenta a masturbarsi con il cazzo dell'animale che mostrava tra l'altro un discreto apprezzamento. Non mi feci vedere ed eccitato assistetti alla scena sino in fondo. Mia moglie dopo aver goduto continuò a mantenersi in mano il lungo cazzo del cavallo sino all'eiaculazione che raccolse abbondante parte in bocca e parte tra le sue mani. Dopo aver sputato il seme come una troia, si pulì, si ricompose, e venne da me ad aiutarmi a finire di sistemare il mia amico equino. Andammo così a casa; io non parlavo durante il tragitto e pensavo a quello che avevo visto poco prima. Mi venne solo allora in mente l'atteggiamneto del nostro cane, un bel pastore tedesco di taglia gigante, quando rivede mia moglie, le feste particolari e gli gli atteggiamenti che ha lei nei suoi confronti. Dovevo scoprire cosa stava accadendo. Così arrivati a casa, Lupo (è il nome del fedele amico) inizio a saltare addosso a mia moglie, a farle le feste, ad annusarla in tutte le sue parti ed in particolare in quelle intime. Lei gli ordino di andare a cuccia e lui "borbottando" vi si recò quasi subito. Dopo cena andammo a letto. Lupo ci seguì come di consueto, accucciandosi fuori la porta del bagno sul suo tappetino. Presi mia moglie e la scopai selvaggiamente, ero eccitatissimo per quello che avevo visto, avrei voluto dirglielo ma non ebbi il coraccio rinviando l'approfondimento in altra occasione. Dopo aver goduto, ci rilassammo abbracciati per qualche minuto, poi mia moglie si alzò per andare in bagno. Uscì dalla camera da letto. Si diresse in bagno e vi entrò con Lupo che mugolava quasi a non farsi sentire. Uscii dalla stanza e origlia attraverso la porta. Sentivo gemere. Guardai attraverso il buco della serratura ed intravidi mia moglie a carponi con Lupo sopra di lei, di dietro, che fremeva per scoparla. Aveva il suo cazzo rosso completamente fuori. Mia moglie lo prese con la mano destra e lo intradusse nella sua vagina bagnatissima. Il cane iniziò a muoversi sino a godere...mia moglie si muoveva in modo osceno... al suo orgasmo, che trattenne in gola, si accompagnò un urletto di piacere. Si alzò, si ricompose, ed usci per ritornare in camera. Messasi a letto, mi toccò con un piede quasi a tranquillizzarmi. Poi volle essere nuovamente scopata. Non ebbi il coraggio di penetrarla... le godetti in bocca pensando al ns. amico.

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Cera un caldo insopportabile, l'unico modo per vincere il caldo era il mare. Salii in macchina e partii verso la costa. Credo che girai per un paio d’ore e verso la mezzanotte mi trovai vicino ad una bella spiaggia della sardegna. Decisi di andare sulla spiaggia per rilassarmi un po’, avevo in macchina un asciugamano da mare e così mi addentrai con la macchina fino quasi alla fine della spiaggia, non avevo voglia di trovare altre persone. Parcheggiai e mi diressi verso la spiaggia, c’era poca luna ed il mare era una tavola e non c’era nessuno nei paraggi, o così mi sembrò. Mi sdraiai sull’asciugamano ma dopo poco mi accorsi che a 20 metri da me c’era un ragazzo, solo, che si toccava lentamente tra le cosce. Quando vide che lo stavo osservando questi si alzò e venne verso di me, vidi nel chiarore della luna che non era proprio un ragazzo, il fisico era però messo bene, ne troppi ne pochi muscoli, scuro di pelle. Rimasi come ipnotizzato, non riuscivo a dire neanche una parola ma lui con un sorriso mi tese la mano e mi disse:” ciao, mi chiamo Stefano, ti va se ti faccio compagnia? Mi sono rotto di stare lì da solo” – “certo” risposi, “mi fa piacere”. Parlammo per un po’ del più e del meno, poi all’improvviso mi poggiò la sua mano sulla mia coscia. Fù come se mi avesse dato la scossa, fece salire la sua mano più su, lentamente, fino a poggiare le sue dita sul mio pisello, che ormai non era più molto a riposo. “Rilassati, staremo bene questa sera” e cominciò a baciarmi. La sua lingua era fresca, forzò lentamente la mia bocca e si insinuò dentro, cercando la mia lingua, leccando le mie labbra, mentre le sue mani mi stringevano i glutei in una stretta di ferro. Ero perso dentro di lui, la cosa che sapevo essere dentro di me stava finalmente uscendo allo scoperto. Sapevo di essere bisex ma non avevo il coraggio di ammetterlo, ma finalmente la barriera si era rotta. Mi staccai dal suo bacio e gli dissi di stendersi, gli carezzai quel corpo alla luce della luna, scesi giù dove vedevo che il suo uccello si stava ingrossando e premeva contro i pantaloni. Liberai il suo arnese e lo toccai lentamente, era piuttosto grosso, caldo, con le vene che pulsavano ritmicamente. Mi avvicinai alla punta e lo baciai, prima lentamente poi avvolgendolo con la mia lingua fino a catturare la cappella nella mia bocca. Aveva un sapore stupendo, ero al settimo cielo, felice come da tempo non lo ero più.

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Cominciai a fargli un pompino, cercando di fargli provare le sensazioni che io stavo provando, quando Stefano mi fermò, dicendomi che forse era meglio continuare nel suo camper, saremmo stati più comodi. Raccattammo la nostra roba e ci avviammo al suo camper, un camper ricavato da un furgoncino, che era parcheggiato poco distante. Entrammo ed in un attimo eravamo nudi, abbracciati uno all’altro con le lingue che si intrecciavano come serpenti. I nostri uccelli si toccavano e l’eccitazione era veramente al massimo. Stefano mi disse che era eccitato come mai non lo era stato e che sarebbe venuto molto presto, gli presi la cappella in bocca e cominciai a pompare lentamente, volevo gustare appieno quella sensazione, volevo sentire la contrazione che precede l’orgasmo, sentire il getto di sperma che colpisce la lingua e riempie la bocca. Infilai dolcemente un dito nel suo caldo buchetto e sentii i suoi muscoli contrarsi, “ Stò per venire, spingi il dito tutto dentro, voglio godere nella tua bocca”. Dopo un’ultima contrazione sentii lo sperma caldo e dolce invadere la mia bocca, era tanto, non sarei mai riuscito ad ingoiarlo tutto, volevo anche riceverne sul viso, volevo essere la sua puttana, essere usata da lui, essere il suo schiavo per quella notte.

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Fù bellissimo, non avevo mai bevuto lo sperma prima di allora, era buono e dolce, mi sentivo elettrizzato, lo sperma mi colava giù dalle labbra e si fermava sul mio petto mentre altre gocce erano scese fino all’ombelico. Tenni tra le labbra Stefano fino a che il suo arnese cominciò a rilassarsi, continuando a ripulire l’asta dalle gocce di sperma rimasto. Si sdraiò accanto a me e mi disse che tra 5 minuti sarebbe stato pronto di nuovo, di avere pazienza che mi avrebbe fatto godere anche a me. Gli dissi che quella notte sarei stato il suo schiavo, la sua puttana, avrebbe potuto farmi ogni cosa gli fosse venuta in mente, avrei obbedito senza discutere. Bevendo del tè freddo, Stefano mi fece cadere delle gocce sul petto e cominciò lentamente a succhiare, scendendo sempre più in basso, bagnandomi il mio pisello e tutte le palle, succhiando e leccando. Stavo per esplodere e lui se ne accorse, si fermò e mi disse che non dovevo venire, sarebbe stato lui a dirmi quando avrei potuto scaricare. Sapeva veramente come far impazzire un uomo. Cominciò a succhiarmi la cappella, lentamente, senza mai toccare l’asta, con la mano mi massaggiava le palle ed ogni tanto faceva scivolare un dito sul solco, sfiorandomi il buchetto. “Fai piano ti prego, non ho mai fatto l’amore con un uomo”, e mentre parlavo sentivo che il mio buchetto si contraeva ritmicamente, un calore cominciava ad avvolgermi e la testa mi girava. Sentii la sua lingua lavorare instancabilmente, la saliva lubrificava il buchetto, stavo impazzendo. Dolcemente, mi sollevò le gambe e mi puntò l’asta sul mio buco, senza forzare, voleva che sentissi il calore della cappella sul mio culo. “Voglio scoparti così, guardandoti negli occhi mentre il mio uccello entra dentro di te, questa sera sei mio e voglio rimanere dentro di te tutto il tempo che voglio”. Ero sdraiato sulla schiena, tenevo le mie gambe aperte mentre il calore della sua cappella mi stava scaldando l’anima. Entrò lentamente, millimetro per millimetro, sembrava non finire mai, il mio amante era veramente il migliore, sapeva come possedermi senza farmi sentire dolore ma solo piacere, ondate di caldo e di eccitazione affluivano in me inarrestabili, era meraviglioso. Cominciò a pompare lentamente, avvicinando ogni tanto la sua bocca alla mia per succhiare la mia lingua o mordermi dolcemente le labbra. Continuammo così per almeno 30 minuti, cambiando più volte posizione, ma sempre con un ritmo dolce. Sfilò il suo lungo uccello da dentro di me e si sdraiò sul letto, “voglio che vieni sopra di me e ti infili il mio uccello dentro come una donna, sei la mia puttana e devi farmi godere, altrimenti non avrai più il mio uccello”. Non chiedevo altro, puntai la sua cappella sul mio buchetto, “Stefano, mi stò impalando sul tuo cazzo, è bellissimo, è grande e mi riempie , voglio che entri dentro con tutte le palle, voglio sentire lo sperma caldo nelle mie budella, sono la tua puttana”. Lo pompai dentro per altri 15 minuti almeno e quando stava per venire mi disse di fermarmi, di far entrare tutto il suo uccello nel mio culetto. “quando è dentro, non muoverti con il corpo, muovi solo i muscoli del culo, massaggiami fino a che esplodo dentro di te”. Non era facile, ma piano piano cominciai a fare quello che voleva, il suo uccello cominciò ad ingrossarsi ancora di più, il mio buchetto era aperto quasi a farmi male, le sue contrazioni erano violente e poi finalmente sentii l’ultima contrazione, violenta ed interminabile, e subito avvertii il suo seme che inondava il mio intestino, mi scaldava l’anima. Mentre ancora lui veniva mi prese in mano il uccello e cominciò a farmi una lenta sega. Non dovette aspettare a lungo per farmi venire, avevo ancora nel culo il suo uccello, esplosi come una fontana schizzando Stefano sul petto e sul viso, rivoletti di sperma scendevano dai suoi fianchi, mi sentivo finalmente completo, felice come mai lo ero stato prima.

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Postato da xXx il 16:57 | Comments (0)