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22.05.05

Piedi fantastici

Salii quasi al volo sul treno per Roma, al rientro dal lavoro. Come al solito percorsi diverse carrozze alla ricerca di qualche bella ragazza da vedere.Redirect Gratuito

Era estate e le carrozze erano quasi vuote, procedetti fino a quando in uno scompartimento, di quelli dei vecchi treni regionali a 6 posti, vidi due ragazze parlare tra loro in modo molto chiassoso. Una delle due attirò subito la mia attenzione. Si trattava di una mora di non più di vent’anni, non molto alta, viso tondo dai lineamenti marcati e truccata in modo vistoso. Era evidente, dal modo di vestire e dall’atteggiamento, che si trattava di una donna non proprio raffinata se non addirittura volgare. Ciò che mi colpì sopratutto, manco a dirlo, fu quella strriscia di pelle del tallone del piede che intravidi tra i suoi jeans molto scoloriti e la sua calzatura di cuoio rosso, tipo sabot, con tacco abbastanza alto. La ragazza si muoveva e gesticolava in modo evidente tenendo banco con l’amica. Fingendo indifferenza aprii la portiera a vetro dello scompartimento ed entrai. Le due mi guadarono di sfuggita senza darmi alcun cenno di saluto. Mi sedetti di fronte a loro dalla parte del finestrino in posizione leggermente asimetrica rispetto alle due, più vicono all’amica che non alla mora. Trassi dalla borsa il libro che leggevo in quei giorni, con la fotografia di mio figlio di 5 anni usata come segnalibro, e mi posi come per leggerlo sapendo in cuor mio che probabilmente non avrei letto un solo rigo e che avrei continuamente spiato quei piedi così eccitanti. Le due donne continuavano a discorrere tra loro di maschi e del modo in cui questi andavano trattati; non occorreva dargli alcuna importanza, dichiarava la mora, solo così essi si sarebbero attaccati come mosche. Lei ad esempio ne aveva sempre tanti intorno e si divertiva ad illuderli senza dare retta a nessuno di loro. L’amica l’ascoltava estasiata approvando le cose che sentiva. La mora si muoveva con ostentata sensualità, parlando in modo strascicato, come usano fare certe romane delle borgate. Quella donna mi prendeva sempre di più. Di tanto in tanto si sfilava la calzatura di qualche centimetro giocherellando con essa o dondolandola per brevi secondi. Le mie sbirciate si fecero via via più frequenti ed a volte decisamente incaute, tanto che i nostri sguardi in alcune occasioni si incrociarono, e la ragazza chiaramente notò che ero interessato a lei. Perciò ella non lesinava pose ostentate, addirittura alzandosi in piedi fingendo di cercare qualcosa nella propria sacca posta in alto sul portabagagli, così esponendomi il proprio ancheggiante culo, piuttosto grande ma sodo ed incredibilmente eccitante. Ad un certo punto la ragazza assunse una di quelle pose per me irresistibili: appoggiò una gamba sul ginocchio dell’amica, di modo che io, seppure un po’ di traverso, riuscivo ad intravvedere la pianta del suo piede nudo. La visione mi suscitò una immediata erezione. Si trattava di un piede non grande, avrei detto 35 o 36, dalla pianta dal colorito bruno-giallo, di forgia larga e carnosa, mervigliosamente increspato dalle larghe pieghe della cute. La parte del tallone appariva abbastanza disegnata tale da far immaginare una quasi impercettibile callosità, che otteneva l’effetto di attribuire maggiore personalità a quel piede.

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Si intravvedeva circa al centro del tallone un piccolo inscurimento della cute, probabilmente dovuto ad un pò di sudore rappreso dalla polvere. Lo sguardo selvatico ed un po’ arrogante della donna, che di tanto in tanto mi guardava di sottocchi sicura di aver fatto ormai di me una sua conquista, unito al suo atteggiamento di spavalda giocosità, evidenziato dalla posizione della sua gamba che dondolava sopra quella dell’amica, che al tempo stesso pareva affermare il suo carattere più aggressivo e dominante rispetto alla più mite amica, mi misero letteralmente il fuoco in corpo. Mi resi conto che avrei fatto qualsiasi cosa pur di baciare e leccare quel piede. Avrei dimenticato mio figlio, il mio orgoglio, tutto il denaro che possedevo pur di sottomettermi anche solo per un quarto d’ora alla travolgente sensualità di quella ragazza. Pur nell’abitudine di una ventina d’anni trascorsi, dalla maturità sessuale in poi, a sbirciare i piedi femminili nelle più diverse situazioni, non avevo mai provato una eccitazione così intensa. Sentivo la necessità di continuare a guardare quel piede, come per memorizzare per la vita quelle irripetibili immagini, che mi avrebbero ispirato centinaia di masturbazioni. Mi sentivo montare la tachicardia ed il sudore, con un impulso irrefrenabile a mettermi le mani tra le gambe. Il mio sguardo divenne così fisso che la donna sicuramente se ne accorse. Ma poiché si trattava di una tipa sicuramente smaliziata, non mi parve per niente imbarazzata, ed anzi cominciò a sollevare entrambe le gambe roteando i piedi e guardandoseli come se fossero degli oggetti da rimirare. Ero praticamente in tranche e mi rendevo conto che la situazione si stava accendendo oltre ogni previsione, avevo anche paura della piega troppo esplicita che il mio interessamento stava assumendo. Allo stesso tempo pensavo che fosse il caso di andare avanti, di non indietreggiare. Accadde poi una cosa che non osavo neppure sperare. Una fermata prima di quella di arrivo a Roma, l’amica iniziò a prepararsi come per scendere. La ragazza accompagnò chiaccherando l’amica fino a fuori lo scompartimento, così che temetti pure di non rivederla, soltanto in parte consolandomi col fatto che restato solo nello scompartimento avrei tentato di masturbarmi. Invece, dopo la fermata, la mora tornò con andatura ondeggiante nello scompartimento. Si sistemò dove si trovava prima e fingendo indifferenza nei miei confronti trasse una rivista dalla borsetta e si mise a sfogliarla con aria distratta. Il cuore riprese a battermi come impazzito. Ero rimbambito dalla presenza di quella ragazza. Ne sentivo l’odore e la presenza schiacciante. Pensai a quanto fosse strano che una persona della mia cultura e della mia posizione fosse letteralmente impazzito per quella donna un po’ volgare e neppure bella.

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Questa consapevolezza acuiva il mio desiderio. L’idea di essere sopraffatto dalla voluttà del solo pensiero di prostrarmi al cospetto di quella donna e di implorare di poterne leccare il piede mi produceva una specie di corto circuito. Pensai che contrariamente a quanto avevo sempre fatto per tutta la mia vita, questa volta dovevo cercare di ottenere qualcosa, di mettere da parte lo smisurato orgoglio che ogni volta mi aveva impedito qualsiasi inziativa, orgpoglio che certamente era all’origine dello stesso desiderio soppresso di umiliarmi in modo cocente davanti alle donne. Con una tachicardia ormai opprimente, dopo ancora una decina di minuti fatta di mie occhiate ormai non più celate, pressato ormai anche dall’esigenza di porre fine in qualche modo a quella parossistica situazione, con un groppo alla gola mi rivolsi alla ragazza dicendo una cosa banalissima: "non è mai in orario questo treno". La ragazza con aria da civetta, come se trovasse assolutamente ovvio che io tentassi in qualche modo un approccio, non rispondendo alla mia domanda, disse dandomi sfacciatamente del tu nonostante avessi probabilmente una ventina di anni più di lei: "Vai a Roma ?" Risposi con il cuore in gola: "Si, torno da lavoro". Ebbe inizio una conversazione un po più sciolta, sul mio lavoro (lei era studentessa) e sul suo modo di trascorrere il tempo libero. Dai suoi discorsi mi resi conto che a dispetto di quello che mi era parso dalla conversazione un po’ sciocca intrattenuta con la sua amica, la ragazza, pur nei limiti della sua giovane età e della sua probabilmente bassa estrazione sociale, era particolarmente intelligente e mi pareva si divertisse a pormi un po’ in imbarazzo. La sua giovinezza la rendeva sfrontata e presuntuosa, probabilmente perché consapevole di parlare ad un "vecchietto" sbavante che aveva certamente notato essere in sua adorazione. Per questo non mostrava nessun riguardo nei miei confronti, non perdendo occasione di vantare le proprie qualità di donna che piace ai maschi, ai quali tuttavia non si concede se non quando vuole lei. Immedesimandomi nel ruolo che mi aveva assegnato le dissi di invidiare questi pochi ai quali si sarebbe concessa, e le feci complimenti sul suo portamento elegante e sensuale. Sul primo punto la menzogna era flagrante, dato che la sua maglietta azzurra attillata, che peraltro lasciava intravedere un voluttuoso ma proporzionato seno, ed i suoi altrettanto attillati ma un po’ consunti jeans non erano certo espressione di particolare raffinatezza nel vestire, ma iniziavo a deliziarmi nel gioco della svalutazione di me stesso e dell’adorazione di lei. La ragazza apprezzava e continuava come un fiume in piena. Questo mi rendeva più facile la conversazione fino a quando non arrivai ad affrontare l’argomento che mi interessava così morbosamente.

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Mia moglie è una donna molto carina, fa l’architetto, ma in quel momento ne vendetti completamente la dignità, assaporando il perverso gusto di sovrapporre a lei quell’arrogante cafona che avevo di fronte". a sua giovinezza la rendeva sfrontata e presuntuosa, probabilmente perché consapevole di parlare ad un "vecchietto" sbavante che aveva certamente notato essere in sua adorazione. A distanza sento sbattere la porta. Non ho avuto ordini particolari e cerco di starmene per conto mio. Ne approfitto per curiosare nella stanza. Apro il famoso armadio per vedere se trovo qualcosa di interessante. Niente, solo vestiti, tutti rigorosamente femminili. Quella donna mi prendeva sempre di più. Di tanto in tanto si sfilava la calzatura di qualche centimetro giocherellando con essa o dondolandola per brevi secondi. Una fermata prima di quella di arrivo a Roma, l’amica iniziò a prepararsi come per scendere. La ragazza accompagnò chiaccherando l’amica fino a fuori lo scompartimento, così che temetti pure di non rivederla, soltanto in parte consolandomi col fatto che restato solo nello scompartimento avrei tentato di masturbarmi. Invece, dopo la fermata, la mora tornò con andatura ondeggiante nello scompartimento. Le mie sbirciate si fecero via via più frequenti ed a volte decisamente incaute, tanto che i nostri sguardi in alcune occasioni si incrociarono, e la ragazza chiaramente notò che ero interessato a lei. Per questo non mostrava nessun riguardo nei miei confronti, non perdendo occasione di vantare le proprie qualità di donna che piace ai maschi, ai quali tuttavia non si concede se non quando vuole lei. a sua giovinezza la rendeva sfrontata e presuntuosa, probabilmente perché consapevole di parlare ad un "vecchietto" sbavante che aveva certamente notato essere in sua adorazione. Il cuore riprese a battermi come impazzito. Ero rimbambito dalla presenza di quella ragazza. Ne sentivo l’odore e la presenza schiacciante. Per questo non mostrava nessun riguardo nei miei confronti, non perdendo occasione di vantare le proprie qualità di donna che piace ai maschi, ai quali tuttavia non si concede se non quando vuole lei. Colse la palla al balzo: "forse sarà una di quelle che non si sanno tenere e si fanno metter i piedi in testa, per questo tutti i mariti vanno in cerca delle ragazze come me". Franco non è da meno e solleva la gonna fino a raggiungere le mutandine. Anche la biancheria ha lo stesso aspetto. Purtroppo eravamo arrivati a Roma, le chiesi il numero di telefono; non me lo diede, limitandosi con aria sfottente a dirmi di lasciare perdere, e di stare con mia moglie che a lei di rovinare le coppie non andava. Quindi con aria quasi infastidita mi salutò.

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Poi la vide andare via e rimase solo ad aspettare il suo futuro pieno di rosee speranze. Si mette gli orecchini poi mi prende per mano e mi porta nella mia cameretta. Poi Minerva lo baciò a piena bocca e gli cacciò la lingua fino in fondo, quasi con violenza. Anche io mi eccito nella visione e sento che lo stretto perizoma non è più in grado di contenermi. Ne tira fuori una camicetta a fiorellini semitrasparente a maniche lunghe e una ampia e fluida gonnellina fucsia. I risvolti del colletto, dei polsini e il fondo della gonna sono guarniti da arricciature molto evidenti. Indosso i vestiti e mi guardo allo specchio. Sembro una ragazzina frivola, di sopra, con un abbigliamento sexy, sotto. La gonna arriva alla coscia e la bordatura semitrasparente non riesce a nascondere il pizzo delle calze a rete. Mi sento tanto “puttana” e facilmente violabile. “A posto. Ora posso andare. Puoi leggere o guardare la televisione, ma ricorda di ubbidire sempre al Padrone. Ci vediamo per l’ora di pranzo. Ciao” ed esce dalla porta senza aspettare una mia risposta. A distanza sento sbattere la porta. Non ho avuto ordini particolari e cerco di starmene per conto mio. Ne approfitto per curiosare nella stanza. Apro il famoso armadio per vedere se trovo qualcosa di interessante. Niente, solo vestiti, tutti rigorosamente femminili. Anche molto giovanili, alcuni infantili e comunque molto frivoli. Nella scena due donne fanno l’amore tra di loro in una camera da letto. Poi arrivano tre uomini e mentre una viene messa in un angolo e frustrata, l’altra è oggetto di sesso degli altri due. Cazzi in bocca, poi nel culo, poi di nuovo in bocca e… la mano di Marco che mi carezza sulla coscia. Gioca con le bretelline del reggicalze tirandole e facendole schioccare sulla mia pelle. Penso che la Padrona abbia più il piacere di trovare una persona da assimilare ad una nipotina, da usare come una bambola da vestire, piuttosto che una domestica. Sicuramente quando la sera prima ha goduto con me, lo ha fatto pensando ad un piacere lesbico, come fossi stato una donna e non un uomo. E il Padrone? Lui si diverte e sfrutta la situazione. Forse lui è il vero master della situazione. Il contatto del mio sedere con il divano, mi fa fare un piccolo sobbalzo perché sento ancora dolore. Vedo che Franco e Marco si guardano sorridendo per questa mia reazione. Marco fa partire il videoregistratore con il telecomando. Solo ora, in questa nuova posizione mi accorgo di quanto sia cortissima la mia gonna e la sistemo al meglio per coprire le cosce e non far vedere le bretelline della guêpiere. Parte il filmato e loro due non sembrano interessati a me. E’ una ripresa amatoriale di un loro conoscente. Non tardo a capire che il contenuto di tale film è decisamente hard e vedo Marco e Franco con i pantaloni aperti che si masturbano.

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Postato da xXx il 22.05.05 12:25

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