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25.04.05
Vanitosa allo specchio
Bella! Come faccio a far finta
che non esisti, se ogni volta che ti guardo riflessa mi convinco
che nessunaltra più bella saggira nel mondo! Bella!
Che mi regali parole damore che a memoria conosco ed escono
informi tra le tue labbra di seta.
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Vorrei rifletterti lanima come addolcisco il tuo volto, vorrei specchiarti i pensieri per farti capire che sola non sono che nulla, come se morissi ogni volta perché nulla ricordo quando riappari. Vorrei che avida leccassi il vestito che porti e che copre i miei seni, come se fosse un ramo di sesso che riproduco fedele. Lammolli e lo bagni come se a breve ti donasse piacere, come se dritto saffogasse nel ventre che da femmina sapre e non sente ragioni. Vorrei ripagarti di tanta passione, pagarti davvero se mi fosse concesso, inzuppando denaro contante nella tua voglia che chiede ed aspetta una vaga idea a forma di maschio. Se solo mi fosse permesso! Ma mi accontento dei ritagli di notte quando trattengo le impronte del tuo corpo che schiacci, o quando mappanni di respiri che ingrossi nel letto, mentre stringi le voglie attorno al cuscino. Bella! Che ti guardo e mi dolgo perché sei donna, perché se fossi un oggetto ne farei collezione! Perché se lo fossi davvero saresti un monile che pende dal collo e mi sbatte sul cuore ogni volta che corro, ogni volta che qualcuno sazzarda a sfiorarmi lincavo del seno. Saresti Madonna o qualsiasi Santa come ora in ginocchio ti prego e ti supplico di farti animale, di snaturarti fino a crederti uccello che in gabbia non pensa a volare, come dentro questa casa che mi ha accolto da quando sei nata e ti riflette ogni volta dentro queste pareti di specchi. Bella! Che ti guardo e mi dolgo perché sei vera, perché se tu fossi qui dentro non mi basterebbe il vapore che mi dai quando stringi le labbra e ti rifai di rossetto, non mi basterebbe il calore che sento quando tavvicini per vederti più bella. Vorrei soltanto abbracciarti quando ti guardi davanti e di dietro ed ammiri quel vestito che cade perfetto, quella gonna che, forse un po corta, ti scopre le gambe fin sopra lo sguardo di uomini avidi. Bella! Che in silenzio tammiro e rifaccio le mosse, che zitta mi spoglio e mi vesto come meglio hai deciso di farti guardare. E mi guardi ogni volta prima duscire, o tutte le volte che sale insicura una ruga, ma ti rassicuro che sei bella, perché tassomiglio, perché massomigli.
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Bella! Che mi lasci da sola ogni qualvolta che senti lodore di uomo, che ne assaggi il sapore infecondo nella tua bocca che inforna e lannulla. Come faccio a pensarti che fragile brilli tra le braccia sgraziate dinsipidi maschi, che per una notte promessa ti sfondano il cuore e ti fottono gli occhi. E sono peli e parole volgari, parole di maschio che penetrano ruvide senza difese, che ti ingannano e fanno dolore più dellurto che sopporta la tua brama smisurata daffetto, la tua mente malata di cura. Sapesse il Cielo quanto vorrei affittartene uno che mentre ti guardo ti lasciasse lanima intatta quando ti consuma la pelle e ti cava le lacrime a colpi di voglia. Le asciugherei contenta fino a baciarti la carne che rossa brucia dattrito, che bianca si illude damore come bambina che non lha ancora fatto. Invece mi ripugna saperti esile e caparbia che ti concedi e ne fai scorta dalle mie premure lontane, che tingozzi fino a schiattarti le ossa fino a che luce dellalba ti ridona poesia. Ed entri in casa in punta di piedi con lodore di maschio fin sopra i capelli, scivolando nel letto mi guardi e mi baci così generosa che saresti capace di strofinarti sulla mia coscia e fingere altrettanto piacere. Se ti chiedessi di rendermene conto giureresti sopra qualsiasi dio fino a che, sicura, mi scuserei per aver dubitato, per aver sospettato sui tuoi occhi che vergini milluminano ancora. Bella! Che senza di te sarei ancora più nulla, che sola mi dai le forme e mi chiami con un nome identico al tuo. Non potrei chiedere altro che essere te stessa e bastarmi della tua bellezza. Ti devo la vita ogni volta che mi guardi e ti do il mio sguardo mentre ti trucchi e ti fai più bella. Vorrei chiederti, se tu me lo chiedessi, per chi ti rifai il rossetto, per chi ora ti guardi dentro i miei occhi. Mi sale un fremito che tu non avverti, vorrei non rifletterti e scappare lontano se solo non fossi sicura di sapere che torni, daspettarti innamorata dentro lo specchio mentre ti guardo e ti fai bella, mentre mi guardi e ti faccio più bella.
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Poi sarei costretta a togliermi la maschera. Le mie mani si fanno più audaci, e lo gradisci, lo capisco dai capezzoli che spingono contro i miei al di sotto della camicia e da come ti strusci contro di me. Ti accarezzo il sedere, beandomi della sua perfezione e uno dei ragazzi si avvicina provando a toccarci. Ti stacchi e con sguardo di fuoco gli mostri il dito medio. Bella. Bella e guerriera. Mi hai già preso qualcosa nel fondo dei sensi, qualcosa di più di quello che avevo previsto. Mi prendi per mano e mi trascini verso i divanetti che costeggiano la sala; ti faccio, cambiare direzione, so io dove andare per soddisfare ciò che vuoi, molto più di qualche tocco rubato. Mi avvicino al banco e ordino una birra, mentre ti stringo la mano per dirti di stare al gioco. La cameriera si allontana e io infilo una mano sotto al bancone e rubo la chiave di una saletta privata, sgusciando poi tra la folla per sparire dalla vista. Ridi della mia bravata; ci sentiamo ladre, e questo aumenta la tua eccitazione, lo sento da come stringi la mia mano e sfreghi la pelle del mio polso con il pollice. Entriamo nella saletta e chiudo la porta a chiave; la stanza ha al centro un divano ed è rischiarata dalla luce di un lampione, fuori. Ti bacio e finalmente posso toccarti e ti concedo di sfiorarmi un poco, senza abbandonarmi troppo a te. Ti slaccio la camicetta, scoprendo il tuo seno sodo, svettante con i capezzoli rigidi e graziosi. Ti tocco, e lo sfiorarti mi provoca unenorme eccitazione. Le lingue si incrociano di nuovo, con più passione, poi la mia scende lentamente ad aiutare le mani e circonda i capezzoli, ci gioca; ti succhio con trasporto, mordendoti delicatamente. So che ti piace, piacere e dolore, dolore e piacere Sento il tuo respiro farsi più profondo, mentre continuo a toccarti e a leccarti; una mano scende verso il tuo sedere, così perfetto e sodo e stringe la carne, accarezza pienamente la sua rotondità e si spinge anche più sotto. Ti slaccio i pantaloni e li sfilo, ammirando le tue curve e sentendo vago il tuo profumo. Ti spingo verso il divanetto e ti sdraio sui cuscini, liberandoti da ogni indumento, comprese le mutandine intrise dei tuoi umori. Mi lusinga il vederti così bagnata, e continuo il mio lavoro. Ti bacio. Mi baci.
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Sarà che ogni sera metto calze più scure, perché il lutto che sento non è dalle parti del cuore, che sotto la gonna cè un ricamo infedele, che mi dà brividi quando stringo le gambe. Chi mi incontra di giorno non potrebbe capire, cosa imperversa tra queste pieghe di pelle, mentre cammino tra gli abeti ed aspetto, un colpo di vento che sinsinui leggero, quel tanto o quel niente che mi scoperchi la gonna, un alito denso come fiato di voglia, che mi faccia vedere più bella e mignotta, e mi scopra le gambe ed il mondo saccorga, che oltre al ricamo non ci sono mutande. Dove sono finiti gli uomini adesso, che non hanno bisogno di chiederti scusa, ti seguono e ti fanno sentire regina, lungo il parapetto che scende giù al fiume, ti dicono bella cose se davvero lo fossi, ed usano il sesso per tapparti la bocca, perché quello che dici sono tutte cazzate, perché quello che provi non sono parole, e lanima vuota ha bisogno di altro. Perché chi lha detto che una donna in lutto debba per forza portare mutande? Perché chi lha detto che un uomo che passa, non abbia il permesso dalzarmi la gonna, di vedere che sotto cè una donna normale, che ha scontato per anni il pianto del cuore. Se sapessero che sono dieci anni, che ad ogni tramonto vengo ad incontrare il destino, a caso qualunque, bello e solenne, si concretizzi di carne come lultima volta, tra queste sterpaglie e il fiume di fianco, tra le sue braccia potenti e lamore di fronte. Sono stati giuramenti e singhiozzi, promesse che nessun altro si sarebbe adagiato, nel ventre che offrivo al suo sesso perfetto, di voglia e misura preciso alle labbra, di un cuore che batte e ancora laspetta. Avessi ventanni, ventanni di meno, non avrei modo per andare di fretta, lascerei che questo lutto si scolorasse pian piano, si tingesse dazzurro e del turchese che amo. Sarà questo nero che porto, che mi fa ancora più bella, mi sfina le gambe e maccarezza leggera, sotto la gonna sento un mondo che passa, un vociare di gente un vento che soffia.
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I "Bene, a questo punto dobbiamo prendere un insieme di decisioni: Paolo deve firmare un insieme di documenti in bianco con la carta intestata della sua società, nonché la lettera con le disposizioni che ora dettaglieremo e, per metterlo in assoluta impossibilità duscita qualora nel tempo venisse meno ai suoi impegni, una decina di assegni in bianco e cambiali di 100 milioni cadauna" Paolo pensa che forse sta per mettersi in un inutile guaio, che ragionando con più calma potrebbe trovare una via duscita per tutelarsi diversamente: Ivana era stata nel suo ufficio, gli ha sottratto degli assegni, Massimo aveva stuprato e picchiato Rossella la sera del suo rientro, Rossella stessa è maggiorenne e le cose non stanno proprio come erano dette in quel momento, Luisa e Victoria solo due figure esterne cui lui, in quel momento, nulla deve. Ma Ivana in quel momento sta teatralmente recitando il gioco erotico più forte e sconvolgente che mai avrebbe potuto immaginare, coinvolgendo per affetti e sentimenti diversi persone vicine come le due madri, la donna con cui lo aveva tradito pronta a rivoltarsi contro di lui infangandolo e rinnegando lamore che realmente le aveva dato, e il suo fidanzato, Massimo, un ragazzo di 24 anni palestrato e muscoloso, con il tipico fare da bulletto. Luisa molto disinvoltamente si avvicina a Paolo e senza particolari premesse lo centra con le sue mani curate ed eleganti, le orecchie di Paolo rimbombano come se fosse in fondo ad una caverna. Per non essere da meno anche Luisa sputa in faccia allo schiavo già in difficoltà. Torna al suo posto molto carica ed eccitata, desiderosa di assistere agli schiaffi che stanno per dare gli altri, ansiosa di riprendere il suo giro Mi guardo intorno, sono visibilmente imbarazzato in quelle vesti e non vorrei farmi vedere così dalla signora. Sotto le coppe rinforzate del body creano una sporgenza come fossero dei piccoli seni. Apro la gonna e dopo averla messa intorno alla vita l'abbottono. Marco mi indica vicino all'armadio un paio di ciabattine bianche. Le calzo poi si avvicina per sistemare la gonna all'altezza giusta e ridendo mi da una pacca sul sedere e aggiunge "A posto, sembri una scolaretta, ti mancano solo le treccine! Di nuovo un surreale silenzio appesantisce laria sovraccarica di tensione: in 5 contro uno tutti vivono con emozione questo attimo di trionfo o sconfitta, vittoria o rovina. Rendendosi conto che la strada è senza uscita, Paolo preferisce non dare agli altri il piacere di vederlo in un imbarazzo di scelta, qualunque siano le conseguenze.
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Postato da xXx il 25.04.05 16:36