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29.03.05
Il Respiro...
Chiusa nellauto, percepivo
in modo soffocante il miasma di odori, umori, emanazioni umane,
frammisto allodore dei gas di scarico e al grigio plumbeo
di questa giornata che promette poco di buono. Redirect Gratis
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Il traffico mi dava la nausea, stamani. Più denso e melmoso del solito, e lento in modo esasperante. E del resto, come può essere buona una giornata che mi vede lontana da te? Allora ti ho cercato. Mi è bastato chinare la testa, e lasciare che il mento sfiorasse la sciarpa di seta arancio e nero che poche ore fa hai usato per bendarmi, per ritrovare un po di tranquillità.Ora è annodata in modo elegante e "casuale" intorno al mio collo, ma porta ancora, a qualche centimetro dalle estremità, i segni del nodo con il quale lhai stretta sui miei capelli. Portare questa sciarpa con me, oggi, in luoghi e situazioni dove tu non sei, e dove appartenerti deve rimanere patrimonio della mia pelle e della mia mente, ha il significato che conosci: quello di trasportare la mia condizione di slave, fiera, altera, orgogliosa, in mezzo agli altri, ostentare il mio stato, urlarlo nellunico modo possibile. E renderti lomaggio che ti devo: come se ancora fosse stretta intorno alle mie tempie, e ancora le tue mani fossero su di essa. Le tue mani. Lo strumento da cui dipende la mia vita per ore, ed ore, ed ore, quando sei con me anche fisicamente. Lodore asettico del mio studio, in ufficio, è più accettabile di quello di fuori. Il personale della ditta di pulizie non ha neppure esagerato con i prodotti per lucidare, sicché posso immergere il viso nella mia sciarpa e ritrovare lodore della mia paura senza che nulla mi distragga. Conosci lodore eccitante della paura, mio Signore? No. Tu sai solo regalarla. E semplicemente meraviglioso il modo in cui, quando mi bendi, ogni percezione diviene amplificata; i tuoi movimenti, per quanto ovattati e tranquilli, lodore del tuo corpo se mi passi accanto, il tuo respiro, perfino il mio stesso impercettibile tremore, sono giganti ai miei sensi. E i miei sensi, ieri, sono stati tua preda come non mai. Quando sei arrivato ero pronta. Quando tu arrivi, sono sempre, "pronta". Un abbraccio rapido, smanioso, quasi frettoloso, come non è da te. Fretta. Sì, avevi fretta di usare di me. Lho sentito, forte, fin da quando hai messo piede in casa: potrei dire che lho annusato, quasi. Cercavo un po di riposo e me ne sono andato sulla mia barca fuori stagione, il porto era quasi abbandonato sulla banchina passeggiava una donna, vestita alla marinara, fumava nervosamente saluto e vedo che rimane li ad osservarmi mentre comincio ad armeggiare con le corde della barca. Quando ti sento così a stento trattenuto, la mia paura ha una connotazione diversa, meno gradevole. Temo che tu possa privarmi degli attimi di "tra". Quegli attimi che sono lessenza pura di ciò che esiste fra noi. Lattimo tra una frustata e laltra. Il respiro tra una carezza e la stessa carezza che diventa morsa. Lo sguardo che indugia tra un ordine e laltro. La voce che tace tra la dolcezza e la perentorietà. Ma ieri non è stato così.
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E' sfinata rientro in cabina, dove ormai lei e' a penzoloni come un sacco vuoto gli passo la mano sulla vulva la apro, infilo il pollice nel culo, reagise contorcendosi la penetro analmente e solo adesso la faccio godere, facendola dondolare avanti ed indietro sul mio membro gode e urla a squarciagola mugolando. La slego, la faccio sedere sul divanetto e mi faccio ripulire tutto. la faccio rivestire, prima di infilarsi i pantaloni l'avvicino, piego un pezzo di corda in otto e lo infilo nella figa. nel suo sguardo finalmente, la devozione. quello che era iniziato come uno scherzo era diventato una esperienza unica per lei. era diventata finalmente una schiava le infilo le mutande e chiudo i pantaloni esco ed accendo una sigaretta mi apro una birra, e' quasi sera lei esce impacciata, sfinita e con la corda tra le gambe con il culetto che le brucia e tutte le gambe indolenzite mi passa davanti ma io la saluto appena, e lei continua a sguardo basso ritorna sul molto dolorante ma soddisfatta comincia ad incamminarsi verso la sua macchina. Sicuramente questa gita al mare le lascerà un ricordo. Mi bloccava le mani sopra la testa e mi saliva sopra. Da quando comandava Lei la posizione era sempre la stessa: Lei sopra ed io sotto. Questo nuovo rapporto era per me qualcosa di sensazionale, di vitale. Inevitabilmente cominciai a trascurare la mia, ufficiale, vita sentimentale ed a dipendere in maniera profonda da Lei. Ma contemporaneamente maturavo al precisa sensazione che per Lei non fosse lo stesso. Il mio rapporto con altre donne e con la fidanzata andò concludendosi e mi ritrovai a tuffarmi anima e corpo nel lavoro in attesa di una Sua chiamata. Lei invece continuava la Sua relazione di sempre, mi parlava del suo ragazzo e degli altri suoi amici ed amanti con fredda naturalezza. Ma era nel linguaggio che usava con me e nei suoi comportamenti che iniziava una profonda trasformazione del nostro rapporto che, non lo sapevo allora, mi avrebbe portato all'attuale stato di schiavitù. Non nascondo che io dal nostro rapporto avrei ovviamente voluto di più, avrei voluto essere sì il suo schiavo, ma possibilmente anche l'unico per Lei. Mi faceva rimanere in ginocchio a leccarla in mezzo alle gambe mentre Lei seguiva svogliatamente qualche programma televisivo, o mentre telefonava ai Suoi amici per fissare appuntamenti per la serata. Poi, come una sfera in un piano inclinato, cominciammo a prendere velocità. Il rapporto di dominazione divenne sempre più totalizzante, la mia sottomissione sempre più incondizionata. Le sue pretese sempre maggiori ed il mio "addestramento" veniva messo alla prova costantemente.
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Non sapevo in realtà cosa mi aspettava. Un sera dopo l'ennesima travolgente scopata, a casa sua, cercai di parlarLe del mio desiderio di accompagnare la nostra particolarissima intesa sessuale con anche un rapporto più stretto fra noi. Mi ricordo come fosse ora lo sguardo gelido ed ironico al tempo stesso, che mi rivolse. allora non hai capito nulla, tu per me sei solo un passatempo, con te ci sono già stata insieme, e non ho nessuna intenzione di tornare indietro. Ho le mie storie ed i miei progetti e tu non ne fai parte. Se non come mio divertimento segreto, mi dispiace ma così stanno le cose; è meglio tu lo sappia. E ti adegua. Forse fu il tono beffardo, forse fu il fatto che appena avendo appena scopato quelle parole non provocarono in me la solita violenta eccitazione. Provai un senso di disgusto e smarrimento e decisi di andarmene senza una parola. Lei mi fermò sulla porta sorridendo dolce, mi diede un bacio sfiorandomi le labbra. Non odiarmi ti ho detto la verità, non è meglio così ? La baciai a mia volta e me andai. Seguirono giorni di tormento, non riuscivo nemmeno per un attimo a non pensare a Lei e, devo ammetterlo, ogni volta mi eccitavo. La mia vita nelle due settimane successive divenne un inferno, ogni cosa mi sembrava inutile e stupida. Provai anche ad uscire con qualche vecchia amica, ma fu tutto inutile. Una sera, era l'inizio della scorsa estate, per caso mentre aspettavo alcuni amici in un bar del centro, seduto nei tavolini esterni, arrivò Lei con un uomo molto più vecchio, Lei allora non aveva ancora compiuto 26 anni. Sono imbarazzato ma evito di fare altre domande. Il body mi sta preciso ed ha le coppe rinforzate, mentre le calze mi arrivano al ginocchio. Marco continua a guardarmi quasi per farmi sentire ancora più imbarazzato e con il dito mi indica di proseguire rapidamente con gli altri vestiti. Prendo la camicetta. Ha i bottoni in posizione inusuale e il colletto ampio e ricamato con fiorellini e pizzi. Ora usciamo fuori che ti faccio vedere la casa poi torniamo dalla Padrona". Usciamo dalla stanza e torniamo nel corridoio. Era splendida in minigonna ed una camicia generosamente aperta sul suo seno. I capelli biondi, leggermente ricci, sciolti lungo le spalle, la pelle dorata dal sole. fece finta di non vedermi. Parlava fitto con quello che poteva essere suo padre carezzandogli le mani ed i capelli, ridendo e baciandolo ripetutamente. Per me quello fu veramente troppo. Scappai in un altro bar dove, come da copione, mi ubriacai stressando il barista e metà degli avventori con un misto di pessimismo cosmico leopardiano ed il peggio dei luoghi comuni misogini tipici dei maschi sconfitti. Inevitabilmente la mattina dopo, smaltita la sbornia, non potei fare a meno di telefonarLe chiedendo di vederLa.
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Fu cordiale gentile, mi offrì da bere. Ruppi io l'imbarazzo chiedendoLe cosa intendesse precisamente per "condizioni". Lei ridivenne fredda e beffarda e togliendomi il bicchiere dalla mano mi disse: Arrivai puntuale la sera dopo, mi aspettava guardando la televisione. Obbedii prontamente, come del resto ero abituato ormai a fare con una certa frequenza, e tra eccitazione e preoccupazione mi disposi in ginocchio. Quello che mi disse fugò ogni possibile dubbio. "Se sei tornato qui è perché evidentemente non puoi fare a meno di me. Io invece si. Ed è questo il tuo problema, ma c'è una cosa che forse può aiutarti: ci ho preso gusto in questo ruolo e sono intenzionata a continuare a divertirmi. Le mie condizioni sono quindi fin troppo chiare: sarai a mia completa disposizione, io deciderò ogni singola cosa della tua vita che mi andrà di controllare. Tu invece a me non potrai chiedere nulla, se non supplicarmi di degnarti della mia attenzione. Sarai punito ad ogni minima infrazione, ma soprattutto sia io che te sappiamo che la punizione più grande sarebbe quella di non volerti più come schiavo. Quindi non sarò costretta a ridicole e stancanti punizioni corporali. Semplicemente voglio che tu sia a mia completa disposizione. Sempre. Non potrai avere relazioni di alcun tipo. Dovrai solo lavorare e per il resto attendere pazientemente chiuso in casa le mie chiamate. Questo è tutto, non hai diritto di sapere di più, puoi accettare o meno, ma fallo subito". Inutile dire che accettai immediatamente. Lei mi tastò per verificare la mia erezione. Vedo che sei entusiasta - disse ridendo - ora però ho degli impegni, non ho tempo da perdere con te, ma ti concedo di leccami con devozione le scarpe poi vattene a casa ad aspettare quando avrò voglia di chiamarti." Obbedii leccando, cosa che non avevo mai fatto, accuratamente le sue scarpe salutai ed uscii. Nella testa avevo una grande confusione, ma l'erezione durò fino a casa dove mi masturbai pensando alle Sue parole ed al Suo sguardo. Mi ritrovai effettivamente ad attendere le Sue telefonate, la sua attenzione, le umiliazioni che architettava per me. Mi ritrovai ad osservare me stesso mentre sprofondavo nella più completa soggezione, una soggezione che aveva iscritta nel suo Dna una evidente e profonda disparità. Non perdeva occasione per umiliarmi con la sua indifferenza. Mi chiamava per passare una notte con Lei salvo poi cambiare improvvisamente idea. Come ad esempio quella sera in cui proprio nel bel mezzo di una scopata interruppe tutto per una telefonata. Eravamo nel Suo letto, come sempre io ero sotto. Mi aveva fatto spogliare e distendere. Solitamente io, secondo le Sue disposizioni, dovevo essere già in erezione con il preservativo infilato. Il preservativo dovevo metterlo anche se i realtà Lei prendeva regolarmente la pillola, ma da quando mi aveva sottomesso lo pretendeva lo stesso. Così diceva: -non mi insozzi con il tuo sperma.- Si era tolta le mutandine e me le aveva messe sulla faccia ed era salita sopra di me: Vedi di farmi divertire.
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Io in qualità di sua ex-amante chiedo laffidamento di Paolo per un periodo da precisare in cui comunque ciascuno può pretenderne la disponibilità alle condizioni da concordare, mi offro garante di ciò che andiamo per deliberare e vi chiedo come prima cosa di definire il periodo di tempo della pena in cui Paolo sarà NOSTRO schiavo. Propongo di disporne ogni 15 giorni a turno per 48 ore: una volta mia madre, una volta Luisa, unaltra Massimo. Rossella chiaramente non conta in quanto anche se pentita e a suo modo vittima di questo bastardo è stata parte in causa nei fatti che sappiamo. Avrete piena libertà di impiego e di utilizzo alla sola condizione di non rovinarlo per più del periodo previsto. Ogni 15 giorni lo SCHIAVO deve essere come nuovo Non lo sarà comunque, ma in linea di massima è giusto che ogni segno lasciato sul suo corpo abbia, se non proprio a sparire, quantomeno ad essere perfettamente cicatrizzato. Lo schiavo sarà disponibile dalle 22.00 di venerdi sera alle 22.00 di domenica sera e qualunque sia la sua condizione al termine di ogni seduta deve comunque essere in grado di lavorare il lunedi. Per quanto tempo proponete di punire il colpevole?" La parola schiavo era comparsa sulla bocca di Ivana come un segno di condanna violento, che aveva provocato in tutti una certa, fredda reazione. Paolo aveva sempre avuto una certa soggezione del modo di fare di Victoria, sempre elegante e dura, autoritaria non era certo passata lontano dalle sue fantasie erotiche ma, per attuarle, avrebbe dovuto creare una situazione un po difficile da gestire. Ora invece lei è lì con sua figlia e gli altri e palesemente non vede lora di punirlo duramente. Non era quindi solo fantasia ma cera un fondo di verità in quello che lui sentiva in lei, semplicemente avrebbe potuto accadere solo così, con la complicità lingegno e la decisione di sua figlia, quella immensa Troia che ora troneggia al centro del tavolo. Teme di eccitarsi che già sta per accadere, sarebbe stato particolarmente fuori luogo in quel frangente per cui cerca di concentrarsi per non trovarsi impreparato al seguito del Processo. Io rimanevo immobile nella mia posizione mentre Lei si godeva il mio cazzo muovendosi lentamente. Non mi era permesso parlare nè muovermi se non su Suo ordine. La osservavo attraverso uno spiraglio tra le sue mutandine, gli occhi chiusi e la bocca aperta. Ora dobbiamo decidere cosa fare a Paolo in questa stessa seduta, come dettagliare per iscritto tutte le disposizioni che meglio riteniamo per il futuro e discutere insieme le punizioni da infliggere e per quanto tempo.
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Postato da xXx il 29.03.05 12:29